Mercoledì, 25 Novembre 2015 11:02

La via per la pace del Sud Sudan

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In Sud Sudan infuria la guerra civile e l’unica occasione che si è presentata finora per il ritorno della pace potrebbe essere sprecata. Sono stati rinviati ad Addis Abeba i negoziati tra il Governo del Sud Sudan e i ribelli capitanati dall’ex vicepresidente Riek Machar, una notizia riferita dal ministro degli esteri etiope Thedros Adhanom che aveva fatto sperare in una soluzione pacifica della questione. L’Etiopia infatti, tramite l’Unione Africana, si era proposta come Stato mediatore fra le due parti in conflitto, mentre infuria una guerra civile che è costata almeno mille morti e migliaia di rifugiati negli Stati limitrofi, i quali potrebbero provocare una crisi internazionale di grande portata e destabilizzare la regione. Nonostante le trattative in programma, le violenze non sono terminate e continuano ad allarmare il personale diplomatico degli Stati che hanno relazioni con Juba. Gli Stati Uniti hanno fatto evacuare la propria sede diplomatica in Sud Sudan, mentre l’ONU impotente annuncia che i rifugiati sarebbero già duecentomila. La rappresentante speciale dell’ONU ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani, commesse da entrambe le parti, con la possibilità però di ristabilire la pace legata alla volontà delle due fazioni in lotta. I ribelli hanno conquistato la città strategica di Bor e hanno intenzione di marciare verso la capitale, in una preoccupante escalation della violenza e del numero dei morti nell’inerzia dei negoziatori che non sono riusciti a raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. Come altre guerre civili che straziano il continente africano, anche questa si configura come una guerra etnica fra i ribelli della minoranza Nuer e la maggioranza Dinka, di cui è espressione l’attuale presidente Salva Kiir che accusa Machar di aver dato inizio alla lotta armata. Nello Stato più giovane del mondo, nato da appena due anni dopo la secessione dal Sudan, si continua a morire e la soluzione sembra molto lontana. L’Occidente, indebolito dalla crisi economica, sembra sordo alle richieste d’aiuto che giungono dal Sud Sudan.

Guglielmo Cassiani Ingoni

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