Martedì, 01 Dicembre 2015 08:42

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Pensiamoci.

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Le Nazioni Unite stimano che il 35% delle donne del mondo ha subito violenze, fisiche o sessuali, nel corso della propria esistenza. Un dato drammatico che deve farci riflettere tutti sui tanti mali del nostro mondo. Se poi i carnefici sono per oltre il 70% le persone più vicine alle donne (mariti, compagni e familiari) il quadro assume i tratti di una vera e propria emergenza.
La violenza degli uomini sulle donne ha antiche radici e sopravvive, seppur con molte eccezioni, negli ambienti in cui povertà, oppressione e scarsa educazione regnano sovrane. Come ebbe mondo di sottolineare negli anni '80 Thomas Sankara, che nella sua rivoluzione pose le donne al centro di ogni processo, "L'uomo, non importa quanto oppresso sia, ha un altro essere umano da opprimere, la moglie". La situazione è ancora, amaramente, molto simile.
A pagare di più sono le donne del Sud-Est asiatico (oltre 58%), dei paesi più ricchi (41,2%) dell'America del Nord (40,5%) e dell'Africa (40,1%).
 
La Giornata Mondiale di riflessione ed iniziative è stata istituita nel 1999dalle Nazione Unite su pressione dei movimenti e delle associazioni delle donne, che hanno voluto ricordare il sacrificio delle sorelle domenicane Patria, Maria Argentina e Antonia Maria Mirabal, assassinate dal regime di Trujillo il 25 novembre 1960.
 
Le donne nel mondo pagano e hanno sempre pagato un tributo speciale. Da quando erano accusate di stregoneria, torturate e bruciate ad oggi in cui sono stuprate a migliaia durante i conflitti.  Discriminate nei loro diritti (salvo rarissime eccezioni), strette tra le responsabilità della famiglia e quella dei figli,  le donne sopportano, spesso da sole, il peso della povertà, della sussistenza e della sopravvivenza. Sono picchiate, sfruttate e stuprate, con modalità diverse, in ogni angolo del pianeta. 
Subiscono talvolta le sottili e subdole violenze degli uomini che giurano di amarle e altre volte veri e propri martiri dai potenti di turno.
Sono comprate, vendute e ammazzate. In molti luoghi senza che per loro vi sia alcuna giustizia.

Certo le giornate servono a riflettere, a comunicare emozioni ad intraprendere iniziative. Il lavoro però deve essere fatto, dai governi e dalle istituzioni, ogni giorno, ogni minuto. Un lavoro che parte dalla presenza delle donne nei posti di comando e di governo (ancora troppo poche - nel 2014 solo il 7% dei capi di stato o di governo erano donne e solo il 41% dei paesi del mondo era stato governato almeno un giorno da una donna), dal riconoscimento dei diritti, dalla lotta senza quartiere alla tratta di donne ai fini sessuali (tra cuiquella nigeriana in testa), alla ferma condanna (con azioni di forza) dello stupro come arma di guerra e delle mutilazioni genitali femminili e alla prevenzione delle più subdole violenze domestiche.

Ma incidere sulle dinamiche che conducono alla violenza sulle donne significa anche sottolineare e far risaltare le imprese quotidiane delle donne nel mondo (sempre maggiori ed in ogni campo), perchè come ho avuto modo di sottolineare parlando del Ruanda, si ha l'impressione che dove gli uomini hanno fallito, sono le donne a prendere in mano la situazione

firmasancara.org

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